04/02/2010
La storia della Fondazione Giannelli


La Fondazione Giannelli un’altra delle clamorose incompiute della nostra città. Una storia a dir poco tortuosa quella della casa di riposo tanto agognata dal suo fondatore morale, il grande ufficiale Serafino Giannelli, primo sindaco fascista di brindisi in carica fino al 1926, quando fu nominato podestà. Giannelli, nome noto e ricordato per il grande impegno profuso non solo in campo amministrativo ma anche della beneficenza ( fu decorato con la medaglia d’oro e la medaglia d’argento della croce rossa italiana), alla sua morte, lasciò in eredità all’amministrazione comunale, innumerevoli beni immobili ponendo quale vincolo, la realizzazione di una casa di riposo per anziani e disabili che avrebbe dovuto portare il nome della figlia, Maria Rosaria. Attraverso la costituzione di una fondazione, l’amministrazione comunale avrebbe quindi dovuto vendere gli immobili in questione, per realizzare una struttura pubblica, che avrebbe dovuto accogliere e prestare assistenza ad anziani e persone con disabilità. Ma il suo desiderio non fu appagato, in quanto, l’allora amministrazione comunale, non fu in grado di gestire tali proprietà, dissipandole. Negli anni, quegli immobili, che consistevano non solo in abitazioni, ma anche in una serie di botteghe e piccole attività commerciali, furono abbandonati al più totale degrado, fino a quando, la titolarità della gestione della Fondazione Giannelli, non passò nelle mani della Regione Puglia, che nominò un commissario straordinario, il torrese Francesco Frioli. Il neo commissario si trovò a dover far fronte ad una situazione oltremodo complicata, con un enorme contenzioso e una parte degli immobili persa per usucapione. Gli edifici infatti, erano da anni occupati da inquilini o adibiti ad attività commerciali. L’assessorato regionale ai servizi sociali, a seguito di ispezioni amministrative effettuate durante la gestione della Giunta Municipale aveva più volte addirittura sollecitato 1'estinzione dell'Ente morale. Per poter rientrare in possesso del patrimonio, il commissario straordinario fu costretto ad intraprendere numerose azioni giudiziarie, con notevoli costi economici. Alla fine, Frioli trovò una soluzione, proponendo un accordo con tale ditta Favia, la quale in cambio della cessione degli immobili, avrebbe dovuto costruire la casa di riposo. La struttura fu realizzata così come concordato, ma a quel punto arrivava la parte più difficile: bisognava gestirla. La nuova casa di riposo è in grado di ospitare 65 persone fra anziani e disabili, garantendo continua assistenza e adeguati servizi, compresa la mensa, grazie ad una ricettività della sala ristorante pari a circa 200 utenti. Insomma, la struttura da allora, era in grado, in teoria, di offrire un servizio pubblico di grande importanza, peraltro, unico sul territorio. Ma nella pratica purtroppo, non fu così. Restava ancora da definire, tutto 1'iter volto alla concessione dell'agibilità. La storia della Fondazione Giannelli si costella di problemi e anche di tragedie: il 30 dicembre 2002 una donna, la signora Concetta Piccoli, di 70 anni, si cosparge di alcool e si dà fuoco. La causa del suicidio è lo sfratto dalla casa che occupava fin dalla nascita, immobile che faceva parte della fondazione Giannelli, venduto paradossalmente proprio con lo scopo benefico di creare una struttura dedicata all’accoglienza degli anziani. Nel 2006, Francesco Frioli, lascia l’incarico di commissario della Fondazione, ormai demoralizzato e stanco di una situazione diventata intollerabile e che non consentiva di operare con il giusto spirito. Troppe difficoltà, troppi ostacoli burocratici. Frioli passa il testimone a Salvatore Brigante, ma da allora la questione legata alla casa di riposo tanto voluta dal suo fondatore Giannelli, non riesce a trovare spiragli di soluzione. Una norma regionale non consente alla Fondazione di usare direttamente fondi pubblici, così la struttura resta al palo, senza possibilità di essere utilizzata. Oggi una piccola speranza per la casa di risposo c’è e consiste nei fondi dell’Area Vasta, che potrebbero dare un piccolo ma importante imput. Ma questi finanziamenti, pur se utili, non risolvono definitivamente il problema, trattandosi di una soluzione ristretta nel tempo. La casa di riposo rischia quindi, di rimanere senza possibilità di gestione, in quanto chi ha preso l’appalto, non è in grado, senza fondi, di poterla gestire. Con l’integrazione dei fondi europei si potrà arrivare finalmente ad una prima apertura, per circa 60 posti letto, ma questo non è sufficiente. Se non si riuscirà a trovare una soluzione alternativa, la struttura non potrà avere un futuro duraturo nel tempo.
Questo sarà l'argomento di cui si parlerà questa sera durante la trasmissione Dentro la notizia condotta da Elda Donnicola in onda alle 21.10.
Marialaura Scotto
 
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