08/02/2010
Ombre sull'arsenale di Brindisi. Personale civile a rischio


Si teme per il futuro del personale civile impiegato nella sezione staccata di Brindisi dell’Arsenale militare di Taranto, struttura che ben presto rischia di essere ridimensionata se non addirittura soppressa. Nei giorni scorsi una delegazione di rappresentanti sindacali e la RSU dell'Arsenale di Brindisi, hanno incontrato il presidente del consiglio comunale, per fare il punto della situazione. Da qui, è scaturita la volontà di convocare un consiglio comunale monotematico, che vedrà il coinvolgimento anche di altri enti territoriali, al fine di trovare una soluzione per le centinaia di dipendenti dell’arsenale brindisino. Esasperati da tanta attesa ed incertezza, i dipendenti civili dell’Arsenale tornano quindi a farsi sentire, perché il silenzio calato sulla sorte della struttura non si traduca nell’ennesima emergenza occupazionale. Bisogna al più presto prevedere un piano di reimpiego futuro delle risorse umane attualmente in servizio presso la struttura- ribadiscono i sindacati- con centinaia di lavoratori sul piede di guerra e che, dopo lunghi periodi di trattative, incontri e proteste, non vedono orami alcuno spiraglio per il proprio futuro. Il mancato inserimento della struttura brindisina nel piano di rilancio degli Arsenali della Marina Militare, la mancanza di un chiaro piano industriale e l’assenza di risorse economiche, fanno infatti temere il peggio. A questo si aggiunge anche la paventata ipotesi di vendita del Castello Svevo, a difesa del quale sono scesi in campo anche gli stessi cittadini, con il gruppo spontaneo nato su Facebook dal nome “Il Castello Svevo patrimonio della città di Brindisi”. Sono circa un migliaio infatti, i beni dismessi censiti in Italia, tra caserme e siti industriali, che la Difesa intende alienare. Molti di questi, verranno dismessi e ceduti a Comuni, Province e Regioni, in cambio di infrastrutture sostitutive utili alla Difesa. Altri ancora, come per gli ex arsenali, potrebbero essere venduti o affittati all’industria privata per una riconversione civile. Una scelta che dovrebbe, secondo il Ministero della Difesa, migliorare l’operatività e l’efficienza dei militari italiani, favorendo il riordino del settore e maggiori introiti, attraverso appunto la chiusura di infrastrutture che non sono più in linea con le attuali esigenze della Difesa.
Si rischia quindi di perdere un altro pezzo di realtà produttiva ed occupazionale di grande rilevanza, in un territorio come quello brindisino, già fortemente penalizzato sul piano occupazionale.
 
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